Un amore impossibile

“se tu sapessi chi è veramente il tuo migliore amico! Chi ti è stato sempre vicino! Non reagiresti così ogni volta che mi vedi!” urlò a squarcia gola Ernesto.

“io ci sono sempre stato. Quando eri triste, quando eri felice, anche quando ti sei portato a letto quel coso tutto muscoli, senza neanche un pelo e con l’agilità di una farfalla senza un’ala!” il povero Ernesto correva senza guardarsi indietro mentre cercava di spiegare a Silvia quello che realmente provava per lei.

Ma Silvia era semplicemente sorda alle sue parole, del resto non vi era peggior sordo di chi non volesse ascoltare.

Eppure la sua non era semplice amicizia e neanche banalissimo amore, la sua era dedizione più totale, lui viveva esclusivamente per lei. Ogni notte, infatti, lui vegliava sui suoi sogni; si adagiava sempre sul suo cuscino, vicino al suo incantevole volto, così vicino da sentire il soffio del suo respiro e per tutta la notte le faceva la guardia, perché nessuno la potesse disturbare mentre dormiva, era così attento che nemmeno le zanzare osavano avvicinarsi.

Adagiato vicino a lei, sul suo cuscino guardava in tutte le direzioni e per tutta la notte. Nessuna sentinella era come lui, nessuna guardia era così attenta e scrupolosa. Lei era la sua regina e come tale doveva essere protetta.

Poi come ogni amante che si rispetti, la mattina al sorgere dell’alba, prima che lei si svegliasse, lui le lasciva un preziosissimo regalo. Una creazione di seta purissima che intriso di rugiada risplendeva dei colori dell’arcobaleno.

Del resto la sua progenitrice era stata condannata da una certa Atena a tessere per tutta la vita e quindi ormai per tutti quelli della sua famiglia, dopo millenni di esperienza, tessere era diventato essenziale come l’aria e facile come camminare. In realtà molti dei suoi cugini tessevano proprio camminando… ma questa è un’altra storia.

Ma allora perché lei non capiva, non voleva ascoltare le sue motivazioni! Perché non lo voleva accettare?

Domande che passavano veloci nella mente di Ernesto, veloci quasi quanto i piatti che Silvia gli lanciava contro e che lui doveva schivare con tutta la sua agilità.

Ogni volta era la stessa storia, persino quel pulcioso del suo cane era più amato e considerato di lui. Eppure lui era molto più discreto, molto più presente, potendo arrivare in posti a lui proibiti, come il letto o la doccia. Lui non aveva bisogno di essere portato a spasso, di essere pulito, di essere nutrito, di essere curato, lui era indipendente – anzi aiutava anche a tenere la casa pulita e sgombra da fastidiosissimi insetti – ma nonostante questo lui non contava nulla.

Ma se fosse stato solo “nulla” a lui sarebbe anche bastato, quello che lo feriva nel profondo del suo cuore era che Silvia provava per lui disprezzo, orrore e repulsione…

Perché?

Cosa aveva mai fatto di male per meritarsi questo dall’unica donna che lui avesse realmente amato?

Triste destino il suo che si concluse in un angolo del salone della casa di Silvia. Con le spalle al muro, conscio che quella sarebbe stata l’ultima volta, non poté fare a meno di ammirare la bellezza della sua donna.

Quei capelli color oro, più fini e lucenti della sua seta. Quegli occhi verdi, certo ne aveva solo due ma comunque erano fra i più belli che lui avesse mai visto.

Ma non era per bellezza che Ernesto amava Silvia, anche perché lei di difetti ne aveva parecchi… per esempio aveva solo quattro arti, un po’ troppo pochi anche per uno di larghe vedute come lui. Non aveva peli e quei pochi che aveva passava ore e ore a estirparli, non produceva seta, aveva delle strane cose bianche e dure in bocca, mangiava verdure e non linfa vitale di insetti vari… insomma era veramente… come dire… “particolare”!

Ma questi “piccoli” difetti fisici non gli impedivano di amare quella creatura così divina. Perché il suo amore andava oltre le semplice apparenze, questo avrebbe voluto dire a sua madre, sempre se fosse riuscito a non farsi mangiare prima.

Ma ormai era troppo tardi, non avrebbe più rivisto gli otto “teneri” occhietti di sua madre, bramosi di divorarlo. Ormai era arrivato al capolinea…

“ti amo” fu l’ultima cosa che riuscì a dire.

“crepa schifoso ragno” fu la replica spietata di Silvia mentre lo schiacciava in un angolo con la punta del suo tacco…